Data: Febbraio 2018
DIMENSIONI DELL’OPERA: H 100 cm x L 70 cm/ H 100 cm x L 20 cm/ H 100 cm x L 70 cm – P 10+10 cm
COMPOSIZIONI DELL’OPERA: H 90 cm x L 60 cm/ H 100 cm x L 20 cm/ H 90 cm x L 60 cm – P 10+10 cm
TECNICA DI ESECUZIONE: striscette di packaging di generi alimentari – lunghe o corte, larghe o sottili – curvate e poi inserite in apposite e studiate fessure aperte sul supporto in Laminil nero. Le striscette si aggettano, in orizzontale e in verticale, da una parte all’altra del supporto.
DIMENSIONI DELL’OPERA CON CORNICE: H 102 cm x L 72 cm/ H 100 cm x L 20 cm/ H 102 cm x L 72 cm – P 10+10 cm – Listelli ayous neri L 1,8 cm x S 1,8 cm x L 1,8 cm
Dopo l’opera Alchimia – Surplus, i materiali che avevo a disposizione — ovvero le striscette ricavate dagli imballaggi di prodotti alimentari — mi hanno spinto a pensare a un loro nuovo utilizzo, per creare un’opera dal significato diverso e con un’altra narrazione. Ho riflettuto sulla pubblicità e sul suo inserimento nelle pagine dei giornali, concentrandomi su due aspetti speculari e contrastanti che questo mezzo mette in evidenza. Il primo è che il quotidiano nasce come strumento informativo e di approfondimento: la parola scritta richiede tempo, genera pensiero e fornisce gli strumenti culturali indispensabili per sviluppare un senso critico autonomo. Sapere significa possedere la chiave per cogliere le molteplici opportunità del mondo, un grande vantaggio che oggi rischiamo di smarrire. Il secondo aspetto rivela invece un paradosso: i giornali si trasformano progressivamente in veicoli commerciali. In questo meccanismo, noi lettori subiamo una mutazione inaspettata, diventando il mezzo ideale per traghettare con successo i messaggi pubblicitari dei brand. Questo sbilanciamento si riflette direttamente sullo spazio fisico della pagina, dove le parole che informano, raccontano e spiegano subiscono una drastica contrazione, occupando aree sempre più limitate e isolate. Attorno alle aree lavorate “a macchia”, create con le striscette di packaging, si estende il vuoto fisico che ho volutamente lasciato sui due pannelli/pagine. I “frammenti” che emergono al di fuori di queste zone texturizzate sono da intendere come i pochi spazi rimasti alla vera informazione, alla cultura e al sapere critico all’interno dei giornali moderni, ormai ridotti a pezzi isolati. Attorno a essi non c’è più un contenuto profondo, ma il vuoto generato dalla distrazione della pubblicità e dal consumismo.
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