Data: Maggio 2025
DIMENSIONI DELL’OPERA: H 100 cm x L 140 cm x P 6 cm
COMPOSIZIONI DELL’OPERA: H 100 cm x L 140 cm x P 6 cm
TECNICA DI ESECUZIONE: articolate forme di striscette di cartoncino avorio, nere e colorate – lunghe o corte, larghe o sottili – curvate e installate su apposite e studiate fessure aperte sul supporto di laminil nero.
Con uno sguardo dall’alto ho isolato una porzione di territorio e tracciata una mappa che prende ispirazione dalla zona rurale di Portobuffolè e dal fiume Livenza che attraversa questa zona.
L’opera è da una parte la rappresentazione del tracciato del fiume, lo spazio naturale con le coltivazioni, l’abitato con la pianta di edifici, gli attraversamenti, ecc… e dall’altra è metafora di ciò che identifica un possibile percorso di evoluzione degli esseri umani e di chi osserva questa opera.
E’ solo con una visione distaccata che prova a distanziarsi dagli eventi in cui si è immersi che è possibile osservare l’andamento generale della propria vita, cogliendo anche le linee del destino, zigzagante e mai lineare, a cui si imputa la responsabilità di regolare la storia delle persone e le loro scelte esistenziali.
C’è un essere dal potere immenso che decide per noi o possiamo sempre prendere le strade che vorremmo percorrere? E’ sufficiente credere in noi stessi e guardare verso l’orizzonte, con speranza, per decidere la rotta che ci porta ai risultati a cui si ambisce? Possiamo lasciarci andare nello scorrere del fiume della vita, al suo movimento e alle sue trasformazioni o dobbiamo opporci e uscire da quel flusso perché non sappiamo esattamente dove ci condurrà?
I tagli incisi sulla superficie dell’opera, con la perfezione geometrica e la regolarità che si vorrebbe dalla nostra esistenza, indicano una traccia, l’andamento del percorso, “il dove”, mentre le volute, con i loro intrecci fantasiosi sono “il come”, imprevisto e incontrollabile come la realtà.
L’opera si presenta come una mappa, ma è in realtà uno specchio che ci invita a vedere dentro di sé, per acquisire più chiarezza e riuscire poi a vedere “oltre”. Dietro l’apparenza di un territorio immutabile che ci sembra di conoscere da sempre, se riusciamo ad abbandonarci alla seduzione dell’acqua e alle trasformazioni che essa porta, possiamo forse trovare un senso e finalmente anche la nostra direzione.